I Comuni medievali: un rimedio alla crisi?

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Che nozioni ci insegnano a scuola, quando si studia l’età dei comuni del XII secolo? I comuni italiani furono un mirabile esempio di città-stato, un sistema “autogestito” che manteneva la sua autonomia distaccandosi dal grande impero tedesco. Formalmente, soprattutto nelle prime fasi, l’imperatore del Sacro Romano Impero continuò a mantenere i suoi poteri e i suoi titoli, ma di fatto era il comune stesso a esercitare le prerogative regie.
A scuola si insegna che ciò fu dovuto al benessere economico di cui si godette in quel periodo. Disponendo di maggiori risorse, le città poterono far valere con più forza le loro richieste ed ebbero minori difficoltà a rendersi autonome da quell’impero che le aveva finora dominate, nonché dal potere vescovile.

Mi ha però colpito un’altra interpretazione, formulata dal professore di Oxford Chris Wickham nel suo libro “Sonnambuli verso un nuovo mondo”. Si ipotizza che non fu il benessere economico a dare il via allo sviluppo dei comuni, bensì la crisi politica che aveva coinvolto l’impero e la rete ecclesiastica. La nascita di queste città-stato sarebbe stata dunque una reazione quasi inconsapevole (da sonnambuli, come dice il titolo) a un momento di fragilità politica. Sicuramente, questa nuova prospettiva storica è molto ardita e quasi provocatoria, poiché si mettono in secondo piano le dinamiche economiche; tuttavia, quello che mi affascina è il confronto con il mondo in cui viviamo oggi.

Anche adesso stiamo reagendo a un sistema che ormai sta rivelando tutta la sua inconsistenza! Prima di tutto in politica: in Italia la vuotezza del sistema politico di questi decenni ha fatto scaturire, in modo quasi inconsapevole, espressioni politiche del tutto nuove e potenzialmente molto interessanti. Durante l’età dei comuni, i giuristi ebbero mezzi sempre più efficienti e meno arretrati per gestire lo scenario collettivo. Adesso abbiamo internet, e strumenti molto potenti di informazione e aggregazione (mezzi che, come sappiamo, possono rivelarsi anche molto pericolosi). Adesso molti giovani hanno accesso agli studi universitari, proprio come in età comunale gli studiosi ebbero accesso a opere prima dimenticate e perdute.

Naturalmente sarebbe assurdo, quasi folle, sostenere la possibilità che l’Italia possa muoversi verso un nuovo Rinascimento. Eppure penso che se un’istituzione importantissima come quella dei comuni si è formata a partire da una crisi, come sostiene Wickham, allo stesso modo è possibile che dalla crisi italiana attuale possa sorgere nuovamente qualcosa di bello. Si consideri ad esempio il mondo del lavoro. Quello che spero è che il calo di occupazione possa dare vita a nuove forme di iniziativa personale, in modo da creare quel lavoro che attualmente purtroppo non c’è. Eppure questo avvenne nel Medioevo, dopo la crisi economica che durò fino all’anno Mille: si inventarono moltissime nuove forme di commercio e di scambio economico.

Il Medioevo ha molto da insegnarci. Se produsse meraviglie in campo letterario, va anche ricordato che eccelse anche dal punto di vista politico, economico e sociale proprio per risolvere situazioni critiche e davvero devastanti: la comunità dimostrò tutta la sua volontà di rialzarsi più forte di prima. Ogni epoca buia, ogni “età oscura”, insomma, può essere il punto di partenza per una rinascita.

Antonio

© Antonio Gaeta & Giulia Di Fresco 2018

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2 comments

  1. yourcenar11 · marzo 10

    Quanti oggi studiano con tanto interesse critico e partecipante la nostra storia per ragionarci su e dare un senso al nostro cammino? Leggervi è una boccata di ossigeno per me!

    Piace a 2 people

    • Cristalli in Ombra · marzo 11

      Sono davvero felice di leggere queste parole, grazie! Sì, secondo me oggi abbiamo un fortissimo bisogno di trovare una direzione al nostro cammino collettivo, ne va del nostro futuro

      Piace a 1 persona

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