“Primavere romantiche”, Guido Gozzano

Buon pomeriggio!

Il componimento che intendo proporvi è di Guido Gozzano, poeta del Novecento, il cui titolo è “Primavere romantiche”.
Egli era particolarmente legato a Torino, sua città natale, ma anche al vicino ambiente canavesano dove riscontrava splendidi paesaggi, una natura incontaminata, e tutto ciò emerge chiaramente dalle sue poesie. Egli appartiene alla corrente letteraria del Crepuscolarismo intrisa di sentimenti quali insoddisfazione e nostalgia per gli antichi valori che si erano ormai dissolti a causa del progresso; si cercava di rifugiarsi nella propria anima. Guido Gozzano purtroppo morì giovane, all’età di trentadue anni per via della tubercolosi polmonare che, a quel tempo, colpiva un gran numero di persone.

Di seguito il testo di “Primavere romantiche”:

“Non turbate il silenzio. Tutto tace

verso la donna rivestita a lutto:
la campagna, lo stagno, il cielo, tutto
illude la dolente… O pace! pace!
O pace, pace! Poiché nulla spera
ormai la donna declinante. Invano
fiorisce di viole il colle e il piano:
non ritorna per lei la primavera.
Oh antiche primavere! Oh i suoi vent’anni
oimè per sempre dileguati. Quanto,
oh quanto ella ha sofferto e come ha pianto!
Atroci sono stati i suoi affanni.
Nulla più spera ormai: però la bella
timida primavera che sorride
dilegua la mestizia che la uccide,
e un sogno antico in lei si rinnovella.
Non pure ieri il piede ella volgea
allo stagno che l’isola circonda?
Ella recava un libro ove la bionda
reina per il paggio si struggea:
(avea il volume incisioni rare
dove il bel paggio con la mano manca
alla donna offeria la rosa bianca
e s’inchinava in atto d’adorare).
O sogni d’altri tempi, o tanto buoni
sogni d’ingenuità e di candore,
non sapevate il vuoto e il vostro errore
o innocenti d’allor decameroni!
Ella col libro qui venia leggendo
e a quando a quando in terra s’inchinava
la mammola, l’anemone, e la flava
primula prestamente raccogliendo.
Oh tutto Ella ricorda: le turchine
rose trapunte della bianca veste,
la veste bianca in seta, e la celeste
fascia che le gonfiava il crinoline.
Poi apriva il cancello, e il ponte stesso
dove or riposa la persona stanca
allora trascorreva agile e franca
né s’indugiava come indugia adesso.
Poi entrava nell’isola, e furtiva
in fra il tronco del tremulo e del faggio
guatava se al boschivo romitaggio
l’amico del suo sogno conveniva.
Oh tutto Ella ricorda! Ecco apparire
l’Amato: giunge al margine del vallo
dell’acque, e raffrenato il suo cavallo
il cancello la supplica d’aprire.
«Non dunque accetta è l’umile dimanda
del vostro paggio, o bella castellana?
Combattuto ha per voi; fatto gualdana
egli ha per voi, magnifica Jolanda.»
Egli disse per gioco. D’un soave
sorriso ella rispose: assai le piacque
il madrigale, ed al di là dell’acque,
sorridendo d’amor, getta la chiave.
Oh tutto Ella rammemora. Non fu
ieri? No, non fu ieri. Il lungo affanno
ella dunque già scorda? O atroce inganno
quel dolce aprile non verrà mai più…
Non turbate il silenzio. Tutto tace
verso la donna rivestita a lutto,
la campagna, lo stagno, il cielo, tutto
illude la dolente… O pace, pace!”

Sembrerebbe che una giovane donna di vent’anni sia a lutto a causa della morte del suo amato. Ella rievoca diverse immagini: luoghi e momenti che aveva condiviso con lui e Guido Gozzano utilizza dei termini dolci che allo stesso tempo rivelano quella malinconia in grado di attanagliare l’animo nel profondo.
La donna non nutre più alcuna speranza, e si fa riferimento a primavere felici che non potranno più tornare; ricorda il bosco in cui si fermava a leggere un libro, nel quale vi era anche uno stagno, mentre attendeva il fanciullo. E poi lo scorgeva in lontananza, la gioia prendeva il sopravvento. Era il mese di Aprile, l’ultimo trascorso insieme. Lei adesso ha solamente bisogno di pace.
Credo che questa poesia sia incantevole. Gozzano riesce a contrapporre i sentimenti in maniera chiarissima. Nei suoi testi, esprimeva felicità ma anche la tristezza, specie in riferimento alla morte. Vi è sempre questa contrapposizione vita-morte che arricchisce – e sconvolge – l’esperienza del lettore. Inoltre anche in questo caso, come potete notare, il poeta fece riferimento all’angoscia e alla sofferenza per la sua malattia che presto lo avrebbe condotto proprio alla morte; difatti è proprio un giovane morto prematuramente il tema del componimento.
Mentre lo leggo, mi sembra quasi di vedere questa giovane donna seduta a leggere, poco prima di correre verso il suo amato non appena egli compare all’orizzonte… Ammetto di emozionarmi e di immedesimarmi molto dinanzi a questa vivida immagine!
Sicuramente abbiamo a che fare con un autore da non dimenticare, che riesce sempre a far breccia nel cuore di chi si imbatte nei suoi nostalgici versi.
Un bacio a tutti! 🙂

Giulia

© Antonio Gaeta & Giulia Di Fresco 2018

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