Eryngium alpinum

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Buonasera!

Come promesso, volevo condividere con voi il piacere di approfondire un argomento al giorno d’oggi molto trascurato: il mondo della botanica. No, non intendo avere un approccio scientifico. Voglio solo fare come un viandante che percorre antichi sentieri di montagna e si imbatte come per caso in meraviglie di cui ignorava l’esistenza.

E se anche voi foste dei viandanti che viaggiano attraverso le Alpi, sicuramente vi imbattereste in questa creatura quasi magica: è l’Eryngium alpinum. Viene chiamata anche la Regina delle Alpi, poiché è divenuta per la sua bellezza un vero e proprio simbolo di quest’area climatica. Cresce in terreni liberi, dove non vi sono altri arbusti. Anche se può sembrarlo, non è un fiore unico, ma quest’effetto è dato dalle tante “brattee” di colore blu e violetto. Le brattee sono quegli elementi dall’aspetto spinoso e flessibile che si vedono nell’immagine. Questi fiori sbocciano da metà estate all’inizio dell’autunno, e se li ponete sotto la luce del sole, la loro tonalità blu diverrà ancora più intensa.
A me, personalmente, piace tantissimo il suo colore ed il suo aspetto, mi ricorda quello di una delle tante stelle che si possono vedere con chiarezza quando ci si reca in montagna.
Purtroppo questa è una specie in pericolo, poiché molti esemplari vengono raccolti per il commercio delle loro inflorescenze. Per fortuna però vi sono diversi esemplari coltivati in giardino.
Che effetto vi fa ammirare i suoi colori? Immaginate di vagare tra le alte vette delle Alpi e di trovarvi dinanzi a essa, lontani dalla frenesia della città, in compagnia soltanto del vento che soffia impetuoso. Questa, secondo me, è la definizione di “Sublime”.

Antonio

© Antonio Gaeta & Giulia Di Fresco 2018
Fonte immagine: Google

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Latte di spalla e latte di cuore

Buonasera!

Il primo argomento di Antropologia che intendo proporvi è ciò che vedete scritto nel titolo. Avete capito bene. So che può risultare strano leggere “latte di spalla e latte di cuore” ma siamo qui per questo, no? Per imparare e per approfondire.

Intanto, una piccola premessa: gli argomenti di cui parlerò saranno tratti da un libro in particolare, almeno per il momento. Mi riferisco al libro in lingua francese intitolato “Les fluides d’Aristote: lait, sang et sperme dans l’Italie du Sud” (“I fluidi di Aristotele: latte, sangue e sperma nell’Italia del Sud”) di Salvatore D’Onofrio, antropologo e insegnante di Antropologia e cultura materiale presso l’Università di Palermo. Vi domanderete il motivo per cui non sia scritto in italiano. Ebbene, l’autore è una persona piuttosto influente in Francia e per tale ragione ha scritto diversi libri in francese, ma naturalmente anche in italiano.

Innanzitutto: perché ci si riferisce ad Aristotele? Il filosofo ha criticato due teorie in particolare, ossia quella di Empedocle, secondo cui la distinzione tra maschio e femmina è da rapportare al calore e al freddo dell’utero, e quella di Anassagora secondo cui la differenza sessuale ha origine da un principio di spazializzazione del corpo, ossia che il maschio viene da destra e la femmina da sinistra esattamente come nell’utero i maschi si trovano sulla destra, mentre le femmine sulla sinistra. Aristotele cerca di dare una spiegazione a tali opposizioni affermando infine che effettivamente la parte destra del corpo è più calda (quella maschile) rispetto alla sinistra poiché lo sperma che ha subito un processo di maturazione è più caldo; dunque, più è consistente, più è fecondo. Inoltre, secondo Aristotele tutto ciò non fa che confermare la superiorità dell’uomo sulla donna, in quanto lo sperma anima la materia che è nel corpo della donna, ossia il flusso mestruale. Naturalmente, il latte è strettamente collegato a questi due fluidi poiché rappresenta un elemento fondamentale prodotto dalla donna che andrà poi a nutrire il bambino. Ma anche in questo caso, Aristotele lascia trapelare la sua concezione maschilista perché sostiene che il sangue mestruale si coagula grazie all’influenza del seme dell’uomo e tutto ciò porta chiaramente a produrre un buon latte poiché la natura del latte è uguale a quella delle mestruazioni. Per cui, tutto dipenderebbe dall’uomo.

Andiamo nello specifico a vedere cosa sono il latte di spalla e il latte di cuore.

Nell’antica Sicilia, soprattutto nei paesi, le donne affermavano di allattare dalla spalla o dal cuore. È solamente una credenza, naturalmente, però le donne sembravano realmente convinte. Dicevano di sentire un formicolio sulla spalla. Era quasi come se il latte si facesse strada dalla spalla al seno, per esempio. Tutto ciò ha una valenza assolutamente simbolica. Difatti, il latte di spalla era associato all’uomo, dal momento che le spalle di un uomo indicano virilità, mentre quello di cuore era associato alla donna. Non solo: quest’ultimo era ritenuto un latte di cattiva qualità poiché il cuore è associato all’amore ma anche a sentimenti negativi quali paura, sofferenza e così via, che possono contaminare il latte provocando dei malesseri nel neonato; per questo motivo è un latte salato di consistenza acquosa, a differenza del latte di spalla che è dolce e piuttosto denso e apporta il giusto nutrimento al neonato, consentendogli perfino di dormire bene. Addirittura una donna siciliana ha affermato che si sente un formicolio, come vi dicevo prima (nel caso del latte di spalla) e a volte il latte scende in modo talmente rapido verso il seno che il bimbo rischia quasi di soffocare. Vi è anche una disuguaglianza sessuale che va sempre a coincidere con il principio di mascolinità, perché una donna che ha generato una figlia non avrà un buon latte, viceversa se si tratta di un figlio.

Pensate che vi era anche la credenza secondo cui per capire il sesso del neonato, e di conseguenza di quale latte si trattasse, durante una gravidanza, si usava prendere una moneta, bagnarla di latte materno e lanciarla verso una parete: se la moneta scivolava verso il basso si trattava di una femmina e del latte di cuore vista la consistenza acquosa, mentre se restava appiccicata alla parete, si trattava di un maschio e del latte di spalla data la consistenza più corposa!

In tutto ciò, come avrete potuto comprendere, vi è una manipolazione simbolica dei fluidi che continueremo a vedere nel corso degli altri articoli.

Ci sarebbe ancora tantissimo da dire ma finirei per dilungarmi troppo!

Voglio mostrarvi adesso il dettaglio di una foto, tratta dal libro (una parte è riservata a delle immagini che si riferiscono ai temi trattati), di un dipinto che ho anche visto personalmente presso il Museo diocesano di Palermo, volto a raffigurare proprio l’argomento di cui vi ho parlato:

La Madonna che allatta il bambino dalla spalla. Guardate la raffinatezza dei dettagli e dei colori e il seno simbolico sulla spalla. Io lo trovo molto bello e particolare.

Spero abbiate gradito questo primo articolo di Antropologia. Fatemi sapere cosa ne pensate.

Un bacio a tutti! 🙂

Giulia

© Antonio Gaeta & Giulia Di Fresco 2018

Libero Emisfero

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Buonasera!

Giulia, la mia fidanzata coautrice di questo spazio web, cura personalmente anche questo interessantissimo blog su WordPress: si chiama Libero Emisfero.

Questo è il link:  Libero Emisfero
Facebook:  Libero Emisfero Facebook

Il titolo racchiude l’essenza di questa iniziativa: lei trova che sia affascinante il modo in cui il nostro cervello elabori diversamente le informazioni che riceve. L’emisfero sinistro si comporta in modo più razionale e scientifico. Invece quello destro è la sede della fantasia, della creatività molto spesso irrazionale. L’emisfero destro può rappresentare per l’uomo una fonte di incredibili sorprese. Non a caso questo blog parla di arte, di filosofia, di letteratura e poesia. Giulia ama immergersi nel mondo della cultura per far conoscere a tutti ciò che la mente umana è in grado di creare, in tutte le sue forme.

Scoprirete che vi sono molte analogie tra i due blog. La curiosità è la stessa, le prospettive sono leggermente differenti. Buona lettura!

Antonio

© Antonio Gaeta & Giulia Di Fresco 2018

 

Ma che c’entra?

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Buongiorno!

Vorrei proporre adesso un’altra categoria del nostro blog. Vorrei dedicare uno spazio anche alla riflessione sulle piante e sugli animali, quasi scientifica, con intenti conoscitivi. Soffermandoci anche sugli ambienti in cui essi vivono.
Si potrebbe pensare che un blog letterario non dovrebbe parlare di simili argomenti… ma è proprio questo il tabù che voglio superare. Solo conoscendo la bellezza della Natura possiamo elaborare una letteratura più bella e più viva. Se riusciamo a entrare in sintonia con la Natura, anche l’umanità stessa infatti potrà stringere al suo interno legami sempre più vivi e meno freddi, meno virtuali, meno artificiali. Da tutto questo non può la cultura trarne solo giovamento?

A presto,

Antonio

© Antonio Gaeta & Giulia Di Fresco 2018

Radici

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Buonasera!

Io, Giulia, in questo blog mi occuperò di arte, di letteratura, di poesia (anche poesie scritte da me) e di antropologia.
Voglio proprio parlarvi di quest’ultima disciplina che, purtroppo, non tutti conoscono. Io stessa sto avendo modo solo adesso di approfondirla e devo dire che la adoro.
L’antropologia è lo studio incentrato sull’uomo e dunque anche sulle usanze e i costumi che appartengono a ciascun luogo. Essa è il frutto delle nostre radici, siamo noi.
Questo studio è piuttosto interessante e a me, personalmente, ha affascinato e incuriosito fin dal primo istante. Vi parlerò delle credenze e delle usanze dell’antica Sicilia, la mia regione di provenienza di cui vado fiera, che persistono ancora oggi tra alcune famiglie; è importante coglierne e saperne il valore simbolico, ed è anche su questo aspetto che ci concentreremo.
Tuttavia, l’antropologia è qualcosa che si sente dentro oppure no nel momento in cui ci si approccia a essa. Non tutti riescono a comprenderla o ad apprezzarla ed io spero davvero di riuscire a trasmettervela nel modo più chiaro, scorrevole e piacevole possibile (così come le altre discipline che tratterò).

Un abbraccio a tutti!

Giulia

© Antonio Gaeta & Giulia Di Fresco 2018

Sonetto 1.36

Jacopo da Lentini

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Il fascino che mi pervade quando leggo poesie come questa è indescrivibile, mi sembra quasi che la mia stessa anima ne tragga il suo nutrimento. Proverò adesso a scrivere in prosa il testo di “Madonna à ’n sé vertute con valore”, di Jacopo da Lentini, anche se sicuramente si tratta di un’interpretazione personale che non ha intenti filologici o didattici. Sicuramente nessuna prosa può eguagliare la poesia del Notaro, ma questo può essere un modo per dare una veste nuova a parole che per alcuni possono essere poco comprensibili e misteriose.

 

La donna che io amo possiede in sé
una virtù d’animo di enorme valore.
Ben poco vale, a confronto,
la gemma più preziosa.
Ella è per sua natura così speciale,
che le bastò uno sguardo
per possedere il mio cuore.
La sua bellezza splende
più di quanto possa fare la luce del Sole,
più del bagliore più intenso,
e nessun’altra donna può eguagliarla.
In lei tutto è bello, non potrebbe esistere
una creatura più perfetta;
ed io son sicuro che se Dio
la dovesse creare di nuovo,
non potrebbe dar vita a nulla di più eccelso!

Testo originale:

Madonna à ’n sé vertute con valore
più che nul’altra gemma prezïosa:
che isguardando mi tolse lo core,
cotant’è di natura vertudiosa.

Più luce sua beltate e dà sprendore
che non fa ’l sole né null’autra cosa;
de tutte l’autre ell’è sovran’e frore,
che nulla apareggiare a lei non osa.

Di nulla cosa non à mancamento,
né fu ned è né non serà sua pare,
né ’n cui si trovi tanto complimento;

e credo ben, se Dio l’avesse a fare,
non vi metrebbe sì su’ ’ntendimento
che la potesse simile formare.

 

© Antonio Gaeta & Giulia Di Fresco 2018

Poesie Antiche

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Mi piacerebbe molto dedicare parte degli articoli alle poesie meravigliose dei poeti antichi e medievali. In questi testi io scorgo sempre sentimenti davvero unici, quasi trascendenti, che mi affascinano da molti anni. Vedo in questi testi un tipo di amore infinito e intensissimo, contrariamente a quanto ci propongono i tempi attuali.
Vorrei pubblicare le poesie che più mi appassionano, e poi proporre anche una rilettura del testo personale e soggettiva. Voglio “parafrasare” il testo in modo quasi narrativo, per immergermi nel pensiero e nei sentimenti che animavano il poeta prima che li pubblicasse sotto forma poetica.

Spero che questa idea vi possa piacere!

Antonio

© Antonio Gaeta & Giulia Di Fresco 2018